Incubo a Jamestown Pt1

Fabri About Australia, About work, sbatti

Il 21 aprile sono esattamente nove mesi in Oz, nove mesi lontano da casa. Non ci credo che siamo praticamente a Maggio. Infatti sono state ben poche le mattine in cui alzandomi, non avevo voglia di vivere e di spaccare il mondo; purtroppo durante la settimana appena trascorsa, è stato tutto il contrario.


Ricapitolando siamo andati a Jamestown da un amico di Jane, un signore che accoglie ragazzi per il wwoofing. Oltre a noi, erano ospiti anche altri quattro ragazzi: tre francesi e una ragazza taiwanese, con cui Eva ha chiaramente subito stretto. Da quando mi sono staccato da Sydney per iniziare il 2WHV Trip, ho sempre incontrato ragazzi giovani da ogni angolo
della terra, felici, raggianti, positivi, ragazzi che non sanno dove stanno andando ma lo fanno con amore, lavorano, si sbattono: hanno il sorriso. Dopo pochi a casa del nuovo “Host” minuti che li conoscevo, questi ragazzi mi hanno dato l’impressione di, come diciamo noi a Milano: “Essere in sbatti”, ovvero preoccupati. Lo si intuiva da come parlavano, da come si relazionavano con noi. Gli mancava il sorriso. Fortunatamente poi, mi sono perso nella grigliata di benvenuto, tra carne e vino.


Il giorno dopo iniziamo il lavoro: Pruning, ovvero la potatura. Il nostro lavoro era quello di potare le vigne, preparandole per l’inverno. Con apposite forbici, in quattro ragazzi persi per la campagna, a tagliare questi rametti. Uno più lungo, uno più corto, lascia una spanna tra uno e l’altro. Noia pura noia, perché quando inizi a tagliare non vedi la fine della vigna. Puoi prenderti il tempo che vuoi ascoltando musica e parlando, puoi andare quando necessario in bagno, e poi verso mezzogiorno c’è il pranzo. Mezz’ora, un’ora di stop dopo la quale un’altra ora a potare. Senza contare caldo e un fattore che ti si presenta quando lavori nel bush: flys ovvero mosche a pacchetti. Piccoline, agitatissime che ti avvolgono il corpo e il più delle volte volano attorno gli occhi, orecchie e bocca. Ti fanno davvero impazzire, un fastidio tremendo.

Pensavo il primo giorno, lavoro è quello che è, caldo e mosche chissenefrega; posso stare qui quanto voglio, accumulo giorni per il visto e nel frattempo cerco un host più divertente, e istruttivo.

Avendo tempo, tutto sarebbe proceduto, non in modalità Orroroo, ma si può anche fare. Ora ti spiego come si è evoluta la storia.

Descrizione dell’Host. Lui: single, apparentemente senza moglie e figli, completamente fuori di testa. Come si svolge la giornata, colazione con
due pezzi di pane, marmellata e caffè in polvere. Decide cosa dobbiamo fare, e noi dobbiamo farlo. Tipo oggi dovete potare, e nella pausa pranzo dovete lavare i bagni, sistemare la cucina, organizzare la spazzatura. Saluta tutti e torna per pranzo a controllare. Quando gli diciamo che abbiamo finito di fare i lavori che ci ha chiesto di fare, lui ci risponde con un:
“OK”. Grazie, buongiorno, buonasera, per favore li ha lasciati in soffitta. Quando di pomeriggio finiamo di lavorare, dopo ore noiose facendo sempre la stessa cosa, non c’è tempo di fare doccia o altro, perché lui torna a casa e decide di andare a fare “commissioni”.
Ci carica sul Van direzione Jamestown, dove lo aspettiamo in macchina, mentre si ferma a casa di amici per parlare o altro. Quando gli serve spostare, sollevare qualcosa: “Romio, I need your help”. Poi cascasse il mondo, alle sei è al pub, e alè. Da quell’ora lui comincia a bere, finisce alle undici di sera, mischiando bellamente vino e birra. Torniamo verso le otto,
mentre lui parla al telefono, organizza, beve, guida. Una volta a casa, indovinate chi deve preparare da mangiare, e una volta finito, pulire tutto? Chiaramente sempre, solo noi. Il
nostro tempo libero è la sera, prima di andare a letto, quando ormai sei cotto, in quanto hai speso una giornata sotto il sole a lavorare: sveglia alle sette, ore dieci di sera sei cotto nel letto.

Quando eravamo a Orroroo ci sentivamo parte di un progetto, ci coinvolgevano, era uno scambia equo, indipendentemente dal lavoro, nuovo, bello o noioso che sia. Ci sedevamo davanti ad una tazza di caffè la mattina, e organizzavamo le cose da fare nel range. Qui il lavoro è sempre lo stesso, e lui da gli ordini a seconda di cosa gli serve.

Noi siamo ospiti, ma lui ci ha interpretato come servitù, difatti non muove un dito per pulire la casa o per cucinare, o per qualsiasi altro “suo sbatti”. Si ubriaca tutte le sere, a volte è talmente marcio che la sera lo sento che parla da solo. Inizia a bere alle sei di pomeriggio e finisci alle undici di sera, uno straccio.
Perso nei suoi averi, nelle sue proprietà, nei suoi seicento acri di terra. Totalmente geloso delle sue cose che devi stare attento a maneggiarle, se no questo “sfasa”.

Una volta stavo riempiendo un cestino e per sbaglio mi è scivolato per terra, lui mi ha visto e in mezzo secondo si è alterato: “ DEVI PENSARE quando fai certe cose, sei andato in università? Certe cose dovresti saperle, se lo rompi, lo devi pagare, STAI ATTENTO.” Non ho risposto, ho chiesto scusa, e ho continuato a fare il mio lavoro. Mi ha colpito la sua reazione,
completamente smoderata per quello che realmente successo “ zio, mi è caduto un cestino di plastica sul prato, non ho fatto un buco nel muro”.

e da qui le cose iniziano a cambiare….